Vorrei Riconquistare La Mia Ex, ma Non Riesco a Smettere di Fare Errori… Perchè?!

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Spesso quando parlo con le persone, in tanti mi dicono: “Teo, so di sbagliare nel fare queste cose, ma non riesco a bloccarmi. C’è come qualcosa dentro di me mi spinge a comportarmi così…”

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Come sapete ci sono alcune situazioni difficili da affrontare – e atteggiamenti da mantenere – durante una Riabilitazione Emotiva.

Spesso quando parlo con le persone, in tanti mi dicono:

“Teo, so di sbagliare nel fare queste cose, ma non riesco a bloccarmi. C’è come qualcosa dentro di me mi spinge a comportarmi così…”

oppure

“Sapevo anche all’epoca di non dover reagire in questo modo, di non doverla inseguire e farmi vedere bisognoso, ma non sono riuscito a trattenermi… Come faccio a cambiare?”. 

Su questo argomento esistono delle dinamiche molto specifiche. L’articolo di oggi avrà il compito di svelarle, renderle un po’ più chiare. 

Prenderemo in esame due esperimenti, che poi commenteremo.

Il primo è del Dottor Harlow, uno che a differenza mia non ha rubato la terza media – scherzo – e che ha condotto degli esperimenti su delle scimmiette. Mi perdonino gli animalisti, ma è necessario al nostro scopo. (Poi, soprattutto, non ha gli ha mica fatto alcun male, sia chiaro).

Passiamo all’esperimento. Immaginatelo così.

Una scimmietta viene liberata dentro una teca. E in fondo, sulla destra, vediamo una “Madre di coperte”, ovvero, un pupazzo morbido che ricorda vagamente una scimmia. Non fa nulla, è soltanto “più carino e più comodo”. 

In fondo a sinistra invece troviamo la “Madre in fil di ferro”, un’altra figura che ricorda vagamente una scimmia, ma realizzata, appunto, con l’acciaio. La particolarità di questa “Madre” è che da lei – tramite una cannuccia – la scimmietta può nutrirsi. Ed è qui che arriva il bello. 

La scimmietta, nel momento in cui deve scegliere la sua figura di attaccamento fra quella che procura il soddisfacimento di un bisogno fisiologico (il nutrirsi), e quello che invece procura calore e affetto, decide di passare più tempo con quella che le permette di ricevere affetto – e la fa sentire sicura, cosa molto importante.

Il punto è questo, per trovare un’analogia mettiamola in questo modo:

Io posso anche dimenticare la mia Ex con la tecnica del chiodo-schiaccia-chiodo, ma l’altro chiodo – se io sono ancora innamorato della mia Ex – non sarà altro che la mia “Madre in fil di ferro”, cioè qualcosa che abbandonerei subito per tornare dall’Ex.

Perché?

Perché non sopperirà minimamente al bisogno di affetto. Anche io, quindi, nella mia vita adulta, somiglio ad una piccola scimmietta che deve scegliere la sua figura di attaccamento.

La seconda parte dell’esperimento mostra come la scimmietta segue il suo istinto primario di sopravvivenza nella ricerca della sicurezza. E lo fa in questo modo: il Dottor Harlow posiziona un piccolo marchingegno robotico nel box della scimmietta.

È una specie di mostro di latta che si scuote e fa rumore. E quando lo accende, usandolo per spaventare la nostra scimmietta – mettendola in una situazione che lei riconosce come di pericolo – ecco che lei corre verso la sua figura di attaccamento. E nel momento in cui si attacca alla “Madre di Coperte” – preferendola all’altra – cambia addirittura attitudine:

Se non ci fosse stata la Madre infatti la scimmietta sarebbe rimasta terrorizzata. Ma poco dopo che si attacca alla madre si volta a guardare il “Mostro meccanico” usato per spaventarla, e da come si comporta vediamo che grazie alla presenza rassicurante della Madre si sta sentendo al sicuro. Tratta il pericolo lì vicino come se fosse qualcosa di normale.

Nell’ultima parte dell’esperimento invece la scimmietta viene fatta entrare in una stanza nuova, in cui non è mai stata.

È facile notare il fatto che sia spaventata e molto a disagio. Subito dopo viene posizionata la “Madre in Fil di Ferro” al centro della stanza, ma la scimmietta non ne trae alcun sollievo: rimane, infatti, appoggiata su degli asciugamani messi lì vicino, ed è visibilmente intimorita dall’ambiente. 

A questo punto la “Madre di Coperte” – la figura che la nostra scimmietta aveva scelto come figura di attaccamento – sostituisce la “Madre in Fil di Ferro”.

Ecco, a come ormai potrete immaginare la nostra scimmietta va ad appoggiarsi a lei, sentendosi al sicuro. A un certo punto – dopo essersi sufficientemente avvinghiata – la nostra scimmietta arriva ad esplorare la stanza. Ampliando la sua zona di comfort.

Ultimo esperimento: abbiamo una stanza dove ci sono un bambino con sua madre, ma anche un’altra donna. Il bambino inizialmente gioca con la madre, poi anche con l’estranea. A un certo punto la madre lascia la stanza. Cosa succede? Il figlio inizia a piangere, e il fatto che l’estranea cerchi di consolarlo non porta a nulla: il bimbo infatti smette di piangere solamente quando ritorna con sua madre.

Seconda parte di questo esperimento: madre e figlio sono nella stessa stanza di prima. Ma ad un certo punto lei esce, se ne va. Cosa succede ancora una volta? 

Ovviamente il bambino – rimasto solo – si mette a piangere. E a questo punto entra l’estranea (la ragazza presente durante il primo esperimento), ma il fatto che lei provi a consolarlo non porta a nulla. Ancora una volta il bambino smette di piangere soltanto quando ritorna sua madre. 

Perché ho parlato di questo? Perché in qualche maniera, per assurdo, nel momento in cui da adulto la tua figura di attaccamento si allontana, tu istintivamente manifesti il pianto sotto forme più articolate.

Da adulto istintivamente cerchi di rientrare in quella situazione di comfort. Cerchi di rientrare in quella situazione di totale agio, perché la tua sicurezza emotiva dipende dal fatto che l’altra persona ci sia. 

Ecco perché puoi ritrovarti a fare cose in modo completamente istintivo e irrazionale:

Perché sei “fuori” dalla tua zona di sicurezza. Sei fuori da quello che è il tuo contesto naturale.

Se invece ti fossi ritrovato in un contesto non-naturale, ma insieme alla tua figura di attaccamento… Ma questa è un’altra storia. E conosci già la risposta. 

L’esperimento del bambino fa capire che nel momento in cui si crea questo tipo di associazione:

“Io piango -> Mamma arriva”

Se sono in una situazione nuova – nel caso di una rottura con la propria Ex, quindi, di totale disagio – quello che faccio istintivamente è cercare di richiamare a me la figura del partner. 

Da adulti si “piange per richiamare qualcuno” in modo diverso, ma il meccanismo di base è lo stesso: lo si fa in modo istintivo, e per riportare a sé la propria figura di attaccamento. 

Quindi nel momento in cui vai a fare qualcosa del genere è chiaro che non funziona, in termini di approccio. Sai perché? Perché lei non è tua madre!

Lei è un’altra figura di attaccamento. Una madre ha un’interesse nel tornare dal figlio. La tua Ex, invece, in questo momento non ha alcun interesse nel tornare da te. 

Spero che attraverso questo discorso tu abbia capito perché in situazioni del genere di viene spontaneo agire in determinate maniere. Ma nel momento in cui agisci d’istinto dettato dal disagio non puoi produrre niente di buono. Quando invece accade il contrario, allora sì che dall’istinto può nascere qualcosa. Avremo modo di parlare anche di questo. Per ora, rifletti su quello che ti ho detto.

A presto,

– Teo

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